I consumatori chiedono sempre più vini di qualità e legati al territorio di origine. Ai vini sardi non mancano certo i riconoscimenti, sotto forma di premi, nazionali o non, ma è poi necessario immettersi nel mercato mondiale, dove i nostri vini sono poco conosciuti, lottano con prezzi spesso elevati rispetto a tante identità riconoscibili e soprattutto non hanno una produzione sufficiente da soddisfare alcuni mercati.

È importante proseguire con tenacia il lavoro che ha sempre contraddistinto il nostro popolo: cercare di realizzare prodotti unici, irripetibili fuori dal nostro variegato territorio, come la Vernaccia nella zona di Oristano, il Semidano nella zona mogorese, il Carignano che è espressione riconoscibile e di grande tipicità in tutto il Sulcis, il Cannonau apprezzato in tutto il mondo e che deve essere prodotto con l’identificazione del territorio e deve rappresentarlo all’interno della bottiglia. Ed ancora tanti altri: quali il nostro bianco per eccellenza, il Vermentino, prodotto anche in Liguria e Toscana, ma che in alcune zone costiere della Sardegna, soprattutto in Gallura, dona quelle note minerali e di sapidità uniche ed irripetibili. Ancora il Bovale Grande nel terralbese e il Bovale Sardo o “Muristellu” nel Mandrolisai, senza dimenticare il Nuragus, il Nasco e tanti altri.

Il ricco patrimonio vitivinicolo della Sardegna, che possiede il più alto numero di vitigni autoctoni, deve essere un punto di forza, una peculiarità che ci permetta, adeguatamente e consapevolmente sfruttata, di essere al centro di un modo enologico che premia le produzioni locali che rappresentano una specificità. Appuntamento al prossimo Vinitaly dal 15 al 18 aprile 2018.